Di stelle, alberi e del tempo che a volte non esiste

Magliette che volano in alto spinte dal vento che tagli in motorino nel cuore di una notte di Bologna d’estate deserta.

A testa in un su che vedi solo un albero e le stelle: potrebbe essere il primo giorno dalla creazione del tutto, potrebbe essere tra tremila anni: se ti limitassi solo a quello che vedono gli occhi, se fosse un quadro, sei in un non-tempo.

Uno spazio e un tempo che non esiste su questa terra. Mondi paralleli che esistono davvero, dove il tempo non vale ma le pelli vibrano.

Brividi che non ti saresti aspettato.

Allora, cuore, non era morto. Era solo malato.

E guarisce.

Sempre

Facciamo Pace!

Arriva il momento in cui l’istinto di sopravvivenza ti porta inevitabilmente a fare i conti con la realtà, quella che avevi mascherato in nome dell’amore per difendere chi di quell’amore era destinatario.

Ed è quel momento in cui, dopo l’ultima scarica concentrata di dolore rinasci, ti stringi la mano, tiri le somme, ti accordi con il tuo io e decidete insieme che non è più il momento di vivere di ieri ma di iniziare ad essere nell’oggi.

E io ho fatto pace con me stesso: mi sono perdonato per aver buttato nel nulla gli ultimi anni della mia vita in qualcosa, e qualcuno, che ho scoperto non esistere nella realtà. Ho accettato l’idea di essermi sbagliato, di aver fatto l’investimento sbagliato, ho pagato il conto, adesso basta!

E ho fatto pace con me stesso per tutti i bocconi amari ingoiati nella vita in nome dell’educazione o di quella che ritenevo essere una forma di superiorità. Ho promesso a me stesso di non limitarmi mai, dico mai, nell’esprimere una mia idea o un mio sentimento. Ho giurato solennemente che mai più ci sarà davanti a me l’aspettativa altrui se questa mi danneggia o non mi appartiene.

Ho fatto pace con me stesso perchè mi sono reso conto, e ho accettato, che tutto succede per un motivo, che il male di oggi è il prezzo da pagare per essere felici domani, che a volte la vita fa strani giri ma che alla fine vince chi non smette mai di fare la cosa più importante per ogni essere umano in questo misero universo: amare se stesso.

E io, nonostante tutto e tutti, non riuscirò mai a smettere di farlo.

Costi quel che costi, sempre e comunque!

A chi, finalmente, è svanito nello stesso nulla in cui mi aveva inghiottito.

Polie(d)ros !

Svaniscono, in meno di un secondo:

brivido freddo, doppio colpo al cuore!

Muoiono le certezze di una vita, sembran morte da sempre, sembra morta quella stessa vita.

L’esistenza umana, le esistenze umane: così diverse e uguali tra loro, così irrimediabilmente destinate ad incrociarsi, a contaminarsi, a riempirsi l’una dell’altra, a togliersi l’anima l’una all’altra, a regalarsi un nuovo giorno l’una per l’altra.

C’era una volta un io che si era dimenticato chi era: il cuore batteva troppo forte e le orecchie non riuscivano a inviare impulsi chimici al cervello assordate dal rumore. Si chiamava amore, ne aveva anche sentito parlare in giro…

E anche lo stomaco si nutriva del rimbombare di quel battito; e non aveva fame, e non aveva sete. C’erano solo respiri e battiti che saziavano e che non lasciavano spazio al razionale che tesse pensieri.

E poi è successo! E’ successo che quel cuore assordante è stato ucciso, che cervello è tornato e con lui tutto il resto.

Macerie: da consacrare, per ricordare quel che un tempo stava li al loro posto, da rievocare quando la vita sembrerà più amara del solito, da sminuire per esaltare qualcosa di più grande, se mai arriverà.

Pezzi di me alla rinfusa, di un me che torna, di un me che vuole, in un modo o nell’altro, ricominciare.

Il tutto non è che un rincorrersi di anime, nate diverse,che si impigliano nella rete degli infiniti tentavi a causa del loro eterno e primordiale movimento. Vite in perpetua evoluzione in cui altri cuori, altri occhi, altri brividi sono il presupposto irrinunciabile e necessario per aggiungere tasselli al puzzle cui mancherà, sempre e comunque, un pezzo.

Back to life (?)

E la rabbia degli ultimi mesi evapora, si asciuga come pioggia che, anche se cade da giorni, prima o poi viene uccisa dal sole che la riporta li, da dove era venuta.

Perchè, lo sai, il sole prima o poi ritorna!

Il buio esistenziale nato da lame che hanno ferito a morte ciò che era stato donato lascia spazio ad un barlume di luce che illumina un segreto prezioso: il cuore è immortale fino a quando appartiene a chi lo possiede e noi, dal primo all’ultimo giorno della nostra vita, siamo padroni e custodi di ciò che ci tiene in vita.

Resta la nostalgia, resta la certezza che è stato giusto vivere, che i brividi erano veri ma le fonti non del tutto, rimarrà la lezione di vita, indelebile, tatuata tra anima, mente e cuore: l’amore non è una maschera, non è una moneta e neanche un compromesso.

Si abbandona con un sorriso intessuto di nostalgia quello che è stato: l’attesa è finita. Adesso è solo un riprendersi per mano ricordandosi chi si era e dove si stava andando e riprendere il cammino, passo dopo passo, verso quel barlume che, poco a poco, potrebbe ritrasformarsi in luce accecante.

Potrebbe, ma chi lo sa!

La chiamano vita, e io, in fondo, la conosco abbastanza bene!

Mappe

Foto di Claudia Barbera.

Mappe emozionali dai confini incerti, dai percorsi improvvisati: segui il cuore o la mente?

Ritorna il viaggio, il più duro da affrontare: l’anima si prepara a fare le valigie, il cuore si predispone ai saluti, gli occhi sono pronti a guardare al presente come ricordo ormai lontano, lo sguardo è già proiettato verso il futuro.

Non si è mai del tutto pronti, non si è mai del tutto certi: si abbandonano pezzi di sè per lasciare spazio al futuro intessuto di incertezza.

Una sola sicurezza dettata dai brividi che scorrono sulla pelle:

“Prendi fiato e lanciati. E’ il momento di partire!

Nebbia

Sembrava la Norvegia di tanti anni fa, stamattina, con i Radiohead alle orecchie nuotando sul mio scooter in un mare di latte.

E come allora, ogni tanto, parole nascoste a lungo escon fuori dalla nebbia e prendono la loro forma: quella che prima faceva paura, quella che dice il vero.

La verità fa male. Frasi fatte. Pensieri scomodi. Incontrollabili paure che si palesano in tremori tra pancia e cuore. Un fischio alle orecchie. I Radiohead che si lamentano. La confusione. La vita è una beffa e allora ridiamo. La confusione di nuovo! Il kaos. La fine. Il nuovo inizio.

Forse c’è ancora il mare di latte.

Forse c’è ancora nebbia e i pensieri si nascondono ancora.

La verità fa male.

La nebbia, forse, è la soluzione migliore.

Tracce

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–  Foto di Claudia Barbera .

Indecifrabili messaggi da interpretare: Cuore, Ragione e Anima fanno a gara per scoprire il mistero sotteso a quell’embrione di messaggio.

Inizia una partita.

Ognuno si gioca i propri assi che nasconde nella manica.

Cuore ci prova, rimette insieme i pezzi perduti attirandoli a se come un magnete, completa il messaggio ma non lo comprende: è scritto in un’altra lingua.

Arriva Ragione, traduce il messaggio, non ne comprende il senso. Le parole sono lettere messe insieme, distanziate a volte, accompagnate da punti e virgole altre. Ma cosa vuol dire?

Confusi, Cuore e Ragione chiamano Anima: lei arriva, guarda Cuore con tenerezza, saluta Ragione con reverenza, sorride, sussurra una frase ad entrambi e torna là da dov’era arrivata: ” VITA! Semplicemente, VITA!”.

Cuore e Ragione si meravigliano.

Sorridono anche loro.

Era così semplice, in fondo!